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Un ambiente che migliori la qualità della vita
La tutela delle aree naturali protette
Il sistema regionale delle aree protette è costituito da circa 50 Parchi e riserve naturali di interesse regionale, dai cosiddetti Monumenti naturali e dalle parti del territorio regionale collocati all’inerno dei Parchi Nazionali del Circeo, del Gran Sasso Monti della Laga e dell’Abruzzo, Lazio e Molise e delle Riserve Statali del Litorale Romano e della Tenuta di Castelporziano.Per rafforzare la gestione di questo ampio e articolato sistema di aree naturali protette è necessario muoversi in tre direzioni:
- Convocare una Conferenza regionale dei Parchi e delle Riserve naturali - aperta agli enti di gestione, agli amministratori locali e all’associazionismo - nel corso della quale rendere pubblici le attività svolte e i risultati ottenuti nel campo della protezione della natura, e operare una ricognizione puntuale dello stato di attuazione delle leggistatali e regionali con particolare attenzione alle disposizioni normative che impongono l’approvazione regionale dei Piani di Assetto dei Parchi e delle Riserve regionali e dei Piani dei Parchi Nazionali;
- Avviare una cooperazione tecnico-istituzionale con le regioni confinanti, a partire dagli obblighi in materia di approvazione dei Piani dei Parchi Nazionali, per la definizione, a scala interregionale, delle linee di assetto del territorio con particolare attenzione all’identificazione delle continuità ecologiche da preservare e delle forme d’uso dello spazio fisico da promuovere;
- Lanciare una rinnovata strategia regionale finalizzata a rafforzare il patrimonio di aree di proprietà pubblica o sulle quali vigono diritti collettivi costituendo - sul modello del Conservatoire de l’espace littoral francese (introdotto in Italia dalla regione Sardegna per la protezione delle sue coste) - una Conservatoria Regionale per la Protezione della Natura che abbia come compiti esclusivi: la costruzione e l’aggiornamento continuo di un’anagrafe pubblica delle aree naturali di proprietà pubblica, dei beni ad uso collettivo, delle riserve e dei parchi regionali, provinciali e comunali e delle aree comunque preservate dall’urbanizzazione; l’acquisizione in proprietà e la gestione dei beni di interesse ambientale e culturale da conservare.
- Per finanziare questo processo di patrimonializzazione delle aree protette si ricorrerà, nell’immediato, a una rimodulazione dei contributi previsti (oneri concessori e il cosiddetto contributo straordinario) a fronte delle operazioni di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio urbanizzato, e in prospettiva alle nuove prerogative affidate alle regioni dal c.d. federalismo fiscale. Su questo terreno, la Regione Lazio si impegnerà a utilizzare i nuovi poteri impositivi anche per premiare le prestazioni ecologiche - in termini di protezione e risparmio di natura - che determinati ambiti territoriali assicurano alla collettività regionale, attraverso contropartite economiche e finanziarie a carico degli ambiti territoriali più vasti, che dalle scelte conservative traggono benefici.
Meno rifiuti: ridurli, riusarli, riciclarli
- Prevenire la produzione dei rifiuti attraverso la riduzione degli involucri e il riuso, anche mediante accordi con le aziende produttive e con la distribuzione;
- Raggiungere il 50% di raccolta differenziata;
- Incentivare e promuovere l’industria del riciclo;
- Limitare al massimo i rifiuti solidi urbani destinati all’incenerimento e alla discarica:
- Sono questi gli obiettivi che ci proponiamo di raggiungere per far uscire il Lazio da una situazione di criticità che ne ha determinato a lungo il commissariamento da parte del Governo.
Nella nostra regione la produzione di rifiuti solidi urbani (v. rapporto rifiuti Ispra 2008) è stata nel 2007 di 3.359.554 tonnellate con un aumento di circa il 14% rispetto al 2003. Di questa quantità enorme di rifiuti, circa l’83% viene smaltito in una delle dieci discariche del Lazio. Negli ultimi dieci anni questa percentuale non ha subito notevoli variazioni, a dimostrazione che la “cultura” della discarica è stata predominante per lo smaltimento dell’RSU (rifiuti solidi urbani). I dati sulla raccolta differenziata sono tutt’altro che buoni: nel 2007 il Lazio si è attestato sul 12.1%, lontano da quel 35% previsto per decenni come limite minimo dalle normative nazionali, che ormai indicano il più elevato traguardo di almeno il 50%. Nello stesso anno la Lombardia è arrivata al 44.5%, il Veneto al 51.4%, con una media italiana del 27.5 %.
Il numero di termovalorizzatori o di impianti equivalenti previsti dal Piano dei rifiuti concordato tra la Giunta regionale uscente e il Governo è sufficiente per accompagnare e facilitare gli sforzi rivolti al perseguimento di questi obiettivi entro il prossimo quinquennio.
E’ necessario tuttavia completare rapidamente (nei primi due anni della legislatura) gli impianti, oggi insufficienti:
- di selezione e separazione del multimateriale (vetro,plastica,metallo) raccolto soprattutto a Roma,
- del Trattamento Meccanico Biologico (TMB), che devono assicurare materiale ecologicamente sostenibile ai termovalorizzatori,
- di compostaggio destinati al trattamento della raccolta differenziata del materiale organico.
- questo progetto, deve essere sostenuto da una forte campagna, che coinvolga amministratori, operatori e cittadini, per il passaggio dalla cultura fino ad oggi prevalente della discarica a quella della riduzione, del riuso e del riciclaggio: non realizzarlo nei tempi previsti espone il Lazio a un nuovo commissariamento e la censura dell’UE, con il rischio di un aumento indiscriminato di discariche e inceneritori.
La raccolta differenziata
Viste le differenze territoriali, urbanistiche ed edilizie che esistono nella Regione Lazio, è impensabile attuare un unico metodo di raccolta differenziata. La complessità del territorio ci suggerisce di adeguare la raccolta alle complessità esistenti, anche se il “porta a porta”, lì dove è possibile, rimane il metodo da seguire.
Per aumentare la raccolta differenziata occorre:
- superare il metodo della raccolta multi materiale stradale (plastica/ vetro) visto che questo rende necessaria una ulteriore fase di trattamento che ne diminuisce di molto la resa e la qualità del prodotto da riusare.
- continuare, ed estendere, la riorganizzazione della raccolta differenziata, verso modalità di “domiciliarizzate” o di “prossimità”, superando l’attuale prevalenza di grandi contenitori in sede stradale.
- aumentare i centri di raccolta e le isole ecologiche con l’introduzione di sistemi di premialità verso i cittadini che vi conferiscono RSU differenziato.
- prevedere sperimentazioni con la grande distribuzione per il conferimento dei rifiuti provenienti dai loro prodotti presso aree attrezzate nei punti di vendita, che includano meccanismi di “convenienza economica” sia per i cittadini che per le imprese interessate.
- adeguare immediatamente la logistica a favore della raccolta differenziata.
- realizzare accordi di programma con gli enti locali e la grande distribuzione per favorire la raccolta differenziata.
Controlli, trasparenza e reati ambientali
I controlli sui termovalorizzatori ed i gassificatori presenti nel Lazio vanno aumentati. I valori delle emissioni prodotte da questi impianti saranno disponibili sul portale della Regione e li aggiorneremo periodicamente. I sistemi di controllo dei “fumi” saranno continuamente verificati. Parimenti, in tutte le discariche del Lazio saranno notevolmente aumentate le centraline per il controllo dell’aria, e incrementati i test sull’acqua e sulle falde; anche i risultati di queste analisi saranno pubblicati sul sito. La Regione Lazio si costituirà parte civile in tutti i processi per reati ambientali riguardanti il suo territorio.
No al nucleare, sì all’energia pulita
La vera alternativa al nucleare è rappresentata dall’efficienza energetica e dalle energie rinnovabili.
Più tecnologia, ricerca, efficienza energetica e tutela dell’ambiente sono la bussola delle politiche industriali, energetiche e ambientali dei prossimi anni.
L’obiettivo europeo e nazionale si tradurrà nei prossimi mesi in obiettivi per le Regioni, cui la legislazione primaria dà potere esclusivo di autorizzare centrali elettriche da fonti rinnovabili, centrali di medio-piccola taglia e reti elettriche a mediobassa tensione.
Un sistema premiante statale per le Regioni che contribuiscono di più all’obiettivo è già in studio. Le Regioni in grado di integrare meglio questa sfida nel proprio tessuto economico ne trarranno notevoli vantaggi anche in termini di sviluppo.
Il modo più conveniente per contrastare gli effetti ambientali avversi del ciclo energetico è:
• dare priorità all’efficienza energetica, attraverso investimenti soprattutto nei settori industriale, edilizio e dei trasporti.
• sviluppare le energie da fonti rinnovabili.
Il costo del nucleare – calcolato, come è corretto fare, dal momento della costruzione a quello dello smantellamento dell’impianto e della messa in sicurezza dei materiali contaminati - non dà garanzie di economicità rispetto alle altre fonti e comporta nella sua fase d’avvio enormi criticità finanziarie che alla prima difficoltà si tradurrebbero in un balzello irrimediabile sulle nostre bollette.
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